Recensioni

RECENSIONI. Giuseppe Cappello, Le danze dell'anima, Aletti Editore, 2006: nota di Giorgio Barberi Squarotti; recensione di Enza Conti, Il Convivio; recensione di Gabriele Di Giammarino, Polimnia; nota critica di Maurizio Cucchi, la Stampa. Giuseppe Cappello, I cromatismi del Tyne, Aletti Editore, 2008: nota critica di Maurizio Cucchi, la Stampa. Giuseppe Cappello, Viaggio in Grecia, UNI Service 2008: recensione su Archeo. Giuseppe Cappello, Il canto del tempo , Aletti Editore, 2010: nota di Giorgio Barberi Squarotti. NEW Giuseppe Cappello, Il gioco del cosmo , Aletti Editore, 2011NEW

PREMI. Giuseppe Cappello, Le danze dell'anima, Aletti Editore (2006): Premio UNLA-UCSA 2007. Giuseppe Cappello, I cromatismi del Tyne: Premio Polimnia 2008. Giuseppe Cappello, Le danze dell'anima, Aletti Editore (2006): fra i cinque finalisti del Premio Carver 2008. NEW Giuseppe Cappello, Il canto del tempo, Aletti Editore (2010): Primo classificato assoluto al Premio Pensieri in Versi 2011 NEW

--------------------------------------------- Giuseppe Cappello

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IL GIOCO DEL COSMO

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Aletti Editore 2011

Poesia raffinatissima, quella di Cappello, intrisa di stilemi classicheggianti, invisibilmente e inscindibilmente intrecciati a tematiche odierne, in un susseguirsi caleidoscopico di immagini e suoni, vero "dialogo del futuro con l'antico"; dove affiorano la visione dell'autore sulla natura, i segni e i valori dell'amicizia, del rapporto del dialogo didattico, che diviene trasmissione di un sapere e di un messaggio.

Dalla recensione di Maristella Dilettoso, «Il Convivio», XII (2011), n. 2, Aprile - Giugno 2011, p. 26, n. 45

 

 

--------------------------------------------- Giuseppe Cappello

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IL CANTO DEL TEMPO

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Aletti Editore 2010

-------------- "poesie fra gioco e visione, miti e paesaggi (splendidi quelli inglesi); riflessioni e una - ------------------------------- straordinaria ricchezza di immagini e di metafore" Giorgio Barberi Squarotti

Il canto del tempo prende le mosse da un un colloquio interiore che, attraverso un lessico musicale e ricercato, si trasforma in contemplazione evocativa. I versi si determinano sia per le scelte lessicali che per la ricchezza e la preziosità di immagini. Il linguaggio poetico è coadiuvato da una carica esperienzale che include molteplici elementi di ispirazione filosofica. Ed è questa peculiarità che conferisce all'opera un fascino suggestivo ed emozionale di un elaborato linguaggio poetico e contenutistico. Enza Conti (Il Convivio)

 
 
Giuseppe Cappello

VIAGGIO IN GRECIA

Un itinerario fotografico della Grecia classica con a fronte storia, miti, letteratura e filosofia dell'antica civiltà ellenica

Editrice UNI Service 2008


Recensione su Archeo, Anno XXV numero 3, marzo 2009. I libri di Archeo

Questo grazioso volume, scritto e illustrato da un professore di filosofia, appassionato studioso di antichità classiche e viaggiatore nelle terre della Grecia, propone un itinerario fotografico che si snoda attraverso un percorso archeologico fra i siti più importatnti della Grecia antica: partendo da Itaca e Patrasso, il viaggio raggiunge Delfi, Tebe, Calcide, Atene, Corinto, Micene, Epidauro e Olimpia. Ma la particolarità dell'opera consiste nell'affiancare, a ogni immagine scattata dallo stesso autore ai paesaggi e ai siti archeologici incontrati lungo la via, didascalie che si ripropongono di dare la parola a quanto di prezioso il luogo abbia da dire in merito alla storia e al mito, alla letteratura e alla filosofia della civiltà ellenica. Pietre, colonne, uliveti e scalinate antiche, come le possiamo incontrare ancora oggi, sono dunque commentate dalle citazioni di Omero, Platone e Pausania, ma anche Dante e altri; in un rimando testuale e iconografico che a noi si offre come un invito gradevole e colto a ripeterne il percorso. Con la mente , ma forse anche mettendosi in viaggio, in nave, auto o a piedi.

 

------------------------------------------ Giuseppe Cappello

--------------------------------------- LE DANZE DELL'ANIMA

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Aletti Editore 2006

 

------------- "una poesia visionaria, filosofica, amorosa, sacrale" Giorgio Barberi Squarotti



 

Recensione di Enza Conti, «Il Convivio», VIII (2007), 3, p. 82

A chinese lion statueUn linguaggio simbolico-filosofico e ben articolato, quello utilizzato da Giuseppe Cappello nella raccolta Le danze dell’anima. In ogni verso e in ogni vocabolo si cela la necessità di chi cerca la verità, cioè quella “fiaccola che riluce anche nella nebbia”. In questo contesto subentra la poesia come elemento di ricerca. Infatti l’intrecciarsi di versi non perde mai di vista il pensiero interiore che trova forza nella grande madre del pensiero: la filosofia. Cultura greca, latina e contemporanea si amalgamano e danno vita alla poetica di Cappello, un poeta che mette alla prova il lettore, il quale si trova dinnanzi a dei versi che nascono dalla penna di un Poeta di grande levatura culturale. Ai versi, intrisi di simbolismo, egli dà una funzione catartica per risalire la via che conduce all’apice della conoscenza. Attraverso un lavoro di ermeneutica legge i messaggi della vita e li traduce in poesia. Un’altra caratteristica della raccolta è la brevità dei versi, che ne rafforza la funzione esplicativa delle liriche. Ciò fa sì che ogni parola e ogni pensiero ne aumentano il valore, ed è proprio di questo che il lettore può deliziarsi, in quanto di fronte ad una poesia ricercata trova anche gli elementi che lo portano a riflettere sui grandi temi dell’esistenza, attraverso un viaggio simbolo, miticizzato da Ulisse: «Fra i colori dell’aurora il decennale legno della nave / risolve i suo i nodi nelle fibre del talamo di Itaca». 
La densità emotiva dell’Autore si evidenza nella peregrinazione individuale del sentimento attraverso il quale è possibile decifrare le urgenze tematiche, imperniate sull’imperativo categorico della conoscenza e della conquista della verità, una conquista che sarà raggiunta attraverso un’incisiva introspezione. Egli, infatti, attraverso un linguaggio chiaro ed espressivo, uno stile elegante e raffinato, fa delle poesie una vera e propria opera interiore, tant’è che si può parlare di funzione purificatrice di esse, funzione quindi aristotelica, perché «allevia il dolore e spinge l’uomo a continuare a camminare, ad amare e a sognare», ma che contemporaneamente fa riflettere, sull’inesorabile trascorrere del tempo e sul superamento dei tanti ostacoli della vita, quegli ostacoli che rendono deboli anche i più coraggiosi. Paure che si trasformano in mostri come quelli «che aggredivano il cuore dei mariani di Colombo / mentre lui alzava l’intelligenza alle stelle». L’esegesi della realtà apre le porte “alle zone più profonde dell’essere", nelle quali si celano alcune problematiche esistenziali. Ed allora ecco il perché della Le danze dell’anima, perché “l’anima si può definire il centro della natura, l’intermediaria di tutte le cose, la catena del mondo, il volto del tutto, il nodo e la copula del mondo”. Tale pensiero ci induce a dire che tutta l’opera di Cappello ruota attorno al mistero della vita dell’uomo, quindi attorno anche ai problemi attuali, nonché al male “dell’esistere” montaliano. A ciò però si contrappone l’Amore, sentimento affrontato mitologicamente dal Poeta con la freccia di Cupìdo e quella di Paride. Nella poesia “Paride e Cupìdo", avvolta da una leggera malinconia, tra il dire e non dire, si contrappone all’amore una leopardiana solitudine, perché: «L’impenetrabile sensibilità di dialogo negato / Nell’arco di Cupìdo la mortale freccia di Paride / dritta al mio tallone / l’invincibile solitudine dell’anima / La breve illusione del sole nella vita dell’ingenua farfalla». 
La raccolta si caratterizza per lo stile complesso ma scorrevole, nonché ricco di accostamenti fonetici che rafforzano l’aspetto comunicativo all’esterno quale lux vitae che va alla ricerca di una coscienza estetica dove uomo, natura e sentimenti trovano il vero significato dell’esistenza. L’Autore con il suo esprimersi tra il filosofico e il comunicativo, dà un incipit forte al suo messaggio. In questo gioco ad incastro tra passato e desiderio del domani, l’autore con occhi prismatici resta il vero protagonista della sua poetica.

 

Recensione di Gabriele Di Giammarino, «Polimnia», IV (2008), 13, pp. 96-97

A chinese lion statueE' un esile libro Le danze dell'anima, raccolta di trenta brevi liriche del giovane poeta Giuseppe Cappello, ma esile non è l'ispirazione che ne anima la confessione, la testimonianza, il ritmo ora piano ora travolgente, l'onda dei sentimenti trasfigurati nella perspicuità delle impressioni e delle immagini. La sua è una poesia per molti versi metafisica, libera però da compiacenze intellettualistiche ed erudite; pertanto il logos poetico non s'inaridisce in una scepsi filosofica o in formule astratte, ma si articola in metafore incastonate nella fluente materia del verso teso a inseguire la sfinge dell'esistere e la primordiale fonte del conoscere. Quando poi dall'una e dall'altra si diradano le dense nubi di un pensiero inquieto, la parola diventa immagine e l'evento effimero un paradigma esistenziale. Egli si chiede se una presenza divina gli presterà la parola definitiva, la parola del disvelamento, nel ricordo che l’Evangelista identificava con essa il principio, l’”alpha” dell’Essere. Ma, qui e ora, scopre del Dio esclusivamente “il gioco del mondo” che si estrinseca nell’”alta femminilità, nel sospiro per il “talamo itacense” che dà al nostos di Ulisse il significato della navigazione dell’uomo rivolta a toccare una meta destinata a vivere solo come aspirazione, come sogno. Forse del destino umano è metafora l’immagine di un uccellino caduto da un albero, con le ali appesantite dall’acqua di una pozzanghera fangosa, ma con gli occhi rivolti alle stelle. Noi non possiamo attingere un frammento del destino, tantomeno il momento della conoscenza assoluta, se non che essa è il momento della morte. Anche l’amore assoluto, quello delle “stellate notti veronesi”, gronda sangue “dal balcone degli amanti” e fa appassire fatalmente “il Fiore della Primavera”. Dalla biblica ambivalenza del verbo conoscere può derivare l’idea che Conoscenza è Amore, come altresì avviene nel pensiero neoplatonico e plotiniano, ma in ogni modo il termine estremo, l’oraziana ultima linea rerum,  è il Thanathos athanatos. Non si può leggere senza provare un sussulto la terribile domanda:”Le carni cotte per il funerale possono fornire, calde, le tavole nuziali?”. Ancora una volta l’antico signore di Itaca, l’uomo polytropos, allegorizza il viaggio di tutti gli uomini, ma, diversamente da quello dell’antico eroe, allegorizza anche la delusione per la meta raggiunta, la “tristezza e noia” che nella canzone del Leopardi fanno seguito al festevole sabato del villaggio:

“Credevi che Itaca fosse quale l’avevi lasciata,
           quale negli anni l’avevi costruita”    (I diamanti di Itaca)

E manca ancora la rassegnata parola che l’Ulisse del Pascoli rivolge alla sua isola e al suo passato:

         Io era, io era mutato!
         Tu, patria, sei come a quei giorni!
         Io sì, mio soave passato, 
         ritorno; ma tu non ritorni …

Questo perché il viaggio non è solo un nostos, ritorno, in quanto può essere anche ispirato a una tensione verso l’ignoto, come quello di Colombo e dei suoi marinai, desiderosi di lasciarsi alle spalle i “mostri sottomarini le cui anime sono i ricordi di ieri”. La condizione odeporica dell’uomo può annullare i due poli del nulla - la nascita e la morte - con l’immanente e insieme trascendente triade divina della Bellezza, dell’Intelligenza, della Carità. Se “l’aratro fende la terra”, nasceranno nella primavera messi e fiori e non si aprirà il gorgo misterioso destinato a inghiottire ogni cosa. Un’alternanza di luce e d’ombra si proietterà sul mistero di un amore vissuto come danza dell’intimità:

         “Un biondo mistero trasuda dai castani chiaroscuri del suo velo”.

Alla triade cristiana di Bellezza, Intelligenza, Carità risponde in Fanciullo dell’Acropoli la triade pagana di Sensibilità, Intelligenza, Amore, dove l’unica ipostasi comune è quella mediana. Ma a che giova  l’Intelligenza l’antinomia che fa grondare di sangue la storia umana.”Capire, giudicare / capire o giudicare?” Sangue che ben difficilmente potrà essere lavato con una pallida speranza palingenetica:

         “Nella notte la luce della luna,
          straziante eredità di un crepuscolo sofferto,
          speranza vitale di una nuova aurora”   (Su mille volti in inverno)

Chi  mai potrà operare il miracolo? Se nell’Ottocento la prometeica voce di Goethe, nei versi finali del Faust poteva indicare nell’”eterno femminino” una forma di celeste redenzione dell’uomo, un poeta dei nostri giorni come Giuseppe Cappello, toccato dalla bufera dell’irrazionale e sconvolgente vita attuale, recita a voce bassa nella conclusione della sua intensa silloge:

                      “Donna
          Nel dialogo con la tua anima
          viene di scuro in chiaro il senso della mia esistenza”.   (Donna)

Si chiude così un intenso itinerario poetico, che auguriamo possa segnare un brillante inizio, ma già in esso si coglie una pienezza d’ispirazione che, a un tempo, fa presagire nuove significative mete.

 

Nota di Maurizio Cucchi, «Tuttolibri», settimanale de ''La Stampa'' 01/03/ 2008

Giuseppe Cappello ha un pronuncia sicura e buona quadratura formale: «Su mille volti in inverno ho costruito la mia casa, /fragili fondamenta le sue fra le vostre anime /Nella notte la luce della luna,/straziante eredità di un crepuscolo sofferto, /speranza vitale di una nuova aurora».

PREMI

PREMIO LETTERARIO UNLA-UCSA III EDIZIONE



Giovedi 11 ottobre 2007

Le danze dell'anima

riceve in Campidoglio, nella sala della Protomoteca e alla presenza di Dario Fo, il Premio letterario internazionale U.N.L.A-U.C.S.A con la seguente motivazione:

"poesia giovane in cui si percepisce la lezione dei classici, ma già inpegnata nella ricerca dell'intelligenza delle cose e della vita".

Giuria del Premio: Dante Maffia, Corrado Calabrò, Lina Lo Giudice Sergi, Luigi Reina, Mario Specchio.  


PREMIO LETTERARIO POLIMNIA I EDIZIONE



20 maggio 2008

Giardino d'Inverno, Hotel Parco dei Principi, Roma

I cromatismi del Tyne


riceve la segnalazione di merito al Premio Polimnia nella Sezione Poesia Inedita

Giuria del Premio: Dante Maffìa, Luciano Luisi, Serena Maffia, Fabio Pierangeli, Gian Piero Ventura Mazzuca

Nota di Maurizio Cucchi, «Tuttolibri», settimanale de ''La Stampa'' 01/11/ 2008

Giuseppe Cappello conferma un buon uso del verso e del ritmo, un utile senso della realtà concreta. Uno stralcio: «Il ferro dei binari inchioda il grigio uggioso del cielo sulla città del Tyne / Scendono con gli strusci neri del carbone sulle guance / Nel locale, fra il fumo, le birre lo slang, / una voce e il ferro delle quattro corde / inchiodano la notte alle leggi del cielo». 


PREMIO LETTERARIO CARVER VI EDIZIONE



Civitavecchia Settembre 2008

Le danze dell'anima

rientra fra i cinque finalisti del Premio Carver 2008


PREMIO LETTERARIO PENSIERI IN VERSI



Castiglione di Sicilia 8 maggio 2011

Il canto del tempo

Primo Classificato nella Sezione Libro Edito di Poesia

MOTIVAZIONE

Il volume di liriche Il canto del tempo prende le mosse da un colloquio interiore che, attraverso un lessico musicale e ricercato, si trasforma in contemplazione evocatica. I versi, pervasi da una notevole forza lirica, sia per le scelte lessicali che per la ricchezza e la preziosità delle immagini. Il linguaggio poetico è coadiuvato da una carica esperienzale che include molteplici elementi di ispirazione filosofica. Ed è questa peculiarità che conferisce all'opera un fascino suggestivo ed emozionale di un elaborato percorso poetico. Il canto del tempo è metafora dell'indefinibile che attraverso la forza della poesia si tramuta in definibile. Enza Conti (Il Convivio)