Il riscatto della sinistra
(pubblicato su “il Riformista” del 02/04/2010)
Caro direttore,
abbiamo assistito all’ennesima disfatta della sinistra e, nello specifico, del Partito Democratico. Di fronte a ciò credo che si possa cedere alla rassegnazione più totale o, per altro verso, indicare costruttivamente un percorso di riscatto. Questa seconda via, a mio avviso, passa attraverso dei segnali forti che indicherò qui di seguito. Immagino innanzitutto una conferenza stampa in cui D’Alema e Veltroni e Marini dichiarino il loro ritiro dall’attività politica e consegnino la guida ideale e materiale del Partito Democratico ai giovani dirigenti che stanno emergendo in questi anni nel Pd e in altre formazioni che in esso possano confluire; quindi, questi nuovi dirigenti, consapevoli che la gioventù non è in sé un valore comincino a faticare lungo i chilometri della ragnatela delle antiche sezioni e le pagine di qualche libro importante. Non è importante che siano molti i volumi, ma che contengano le buone idee classiche della speculazione politica e non si rimetta al cinema e alla televisione la funzione di illuminare il percorso che si ha di fronte. Illuminarlo per la via in cui la sinistra si riscopra innanzitutto nella riaffermazione del valore pubblico; una riaffermazione che, ancor prima che politica, sia un principio intellettuale. Quel principio intellettuale secondo cui la realizzazione dei bisogni materiali e culturali dell’uomo può essere perseguita solo nella dimensione della socialità e del vivere pubblico rispetto al ripiego economicistico dell’affermazione nel denaro; l’uomo è qualcosa di più del suo denaro e non ho timore a rivendicare alla sinistra due sui concetti storici che la premierebbero anche rispetto a chi oggi sembra brillare negli onori del tempo. Quando pure si guardi alla Lega nel suo contemporaneo fulgido splendore non si vedono, nella sua cifra culturale, né la consapevolezza dell’alienazione nella totalitaria dimensione del danaro e degli affari in cui versa il suo modello ideale di uomo né la capacità di gettare lo sguardo oltre il proprio territorio in una visione cosmopolita dell’umanità. Su questi punti, il socialismo democratico, il cattolicesimo adulto e il liberalismo egualitario sono comunque destinati a riprendere in mano il cammino dell’uomo; che questo avvenga prima o dopo sta alla capacità di smaltire quanto prima l’intossicazione privatistica delle menti e delle azioni a cui ognuno, a partire dai nuovi dirigenti, è oggi chiamato come al suo dovere primario. Salvo, poi, di riscoprire in ciò il suo piacere originario.











