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Uomini, eroi e supereroi

By admin
marzo 2, 2020
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Ci avviciniamo all’inizio della cosiddetta fase due e l’idea generale è che se ci dicevamo che saremmo diventati migliori e soprattutto che al centro della società sarebbe ritornato il criterio della competenza purtroppo ciò non accadrà. Le reazioni che ci sono state al discorso di Conte sulle tappe della riapertura graduale degli esercizi commerciali sono state in questo senso indicative. Di nuovo il furore del popolo. Quel popolo, che fino a ieri sembrava riaver preso in considerazione l’orizzonte della scienza e soprattutto la sua realizzazione nell’opera meritoria dei medici e degli infermieri, ha già dimenticato. Ha già dimenticato quelli che ieri chiamava eroi e quando il Presidente del Consiglio, seguendo proprio quei medici e quegli scienziati, gli ha detto che invece di riaprire i suoi negozi domani potrà farlo dopodomani è andato su tutte le furie. Ora, che ci sia una forte sofferenza del mondo del commercio non stiamo qui a negarlo; che questa sofferenza non vada presa in considerazione sia per il risvolto umano che per l’azione politica sarebbe ancora più folle. Sempre qualche giorno fa ho scritto come, a mio avviso, se i soldi che comunque vengono dall’Europa non dovessero essere sufficienti è bene che si pensi a una patrimoniale progressiva (affiancata da una lotta senza quartiere all’evasione) che parta anche dai redditi medi; al che si può obiettare che la patrimoniale si fa su i patrimoni e non sui redditi. Giusto. Ma nel momento in cui ci sono intere fasce della popolazione che il lavoro lo rischiano di perdere o lo hanno già perso credo che lo stesso lavoro sia un patrimonio. Sennonché in una sorta di atomismo della società incivile tutti pensano al lamento, alla richiesta e nessuno alla costruttività, alla disponibilità verso l’altro. E, come si diceva, si riaffaccia di nuovo la temerarietà e l’insofferenza per chi prende delle decisioni politiche sulla base dei dati che gli scienziati che sono al lavoro gli forniscono. Nella gazzarra che si rialza, non appena un dito del piede è fuori dalle acque in tempesta, si risolleva il grido che poi in fondo questi scienziati non dicano tutti le stesse cose. Che ci siano opinioni diverse. Ma la scienza è proprio questo! La congettura e la confutazione faticose attraverso cui una comunità di persone competenti mette a fuoco un problema in maniera graduale; e lentamente, proprio in virtù di queste congetture e confutazioni reciproche, arriva infine a un punto di vista comune con il suo risvolto pratico. E ciò è tanto più vero se si tratta della scienza che per eccellenza è la più empirica delle scienze ovvero la medicina; e ancora di più di una medicina che è alle prese con uno tsunami inaspettato che peraltro gli scienziati e i medici non vedono da fuori ma vivono da dentro. Quelli che non hanno avuto la sfortuna di morire. Ecco: per questi uomini e queste donne che fino a ieri erano acclamati dai balconi come eroi si faccia uno sforzo di razionalità; non si indugi alla gazzarra! Purtroppo da tempo, al di là delle congetture e delle confutazioni della ricerca, ci si muove sempre di più fra l’isteria bipolare che pretende di elevare ogni pulsione soggettiva a verità assoluta. E la gazzarra e il dogma non sono l’uno che il risvolto dell’altro. Non solo fra chi, nelle difficoltà della tensione fra salute fisica e salute economica ha anche il diritto di perdere il controllo, ma anche al livello di chi ha il compito di guidare e dunque il dovere di ragionare. Pensiamo alla vicenda di Boris Johnson fino alla sconcertante proposta di Trump di iniettare del disinfettante nelle vene delle persone per ripulirle come un oggetto dal virus. In Italia c’è chi soffia sul fuoco e dal quale, più blasfemo fra i blasfemi da molto tempo, non ci stupiremmo di sentire di iniettare nelle persone il sangue del cuore immacolato di Maria. Per favore! Prendiamo veramente questo momento epocale come strumento per ritornare a rivedere le stelle. Fra cui innanzitutto quella polare della competenza: che non significa la certezza apodittica fatta in quattro e quattrotto ma la fatica di quella ragione che, come diceva un filosofo inglese è quella fiammella con cui l’uomo cammina nelle tenebre; non proprio dunque la luce del sole ma una piccola fiamma che nonostante la sua limitatezza (ma forse invece proprio per quella) è l’unico strumento dell’uomo per muoversi appunto nell’oscurità. E non è un caso che questo filosofo non fosse solo uno fra i più importanti uomini che abbia meditato sulla conoscenza umana ma anche quello che è stato il maggiore teorico della democrazia liberale moderna. Quanto alla conoscenza e alla politica stiamo fermi alla meritoria affermazione dei medici che non vogliono essere chiamati eroi e non ci facciamo ingannare per la fretta da chi si presenta come il supereroe di turno. Restiamo umani … in questo solo possiamo e dobbiamo uscirne migliori!

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Chi è Giuseppe Cappello

Giuseppe Cappello è nato a Roma nel 1969.

Dopo gli studi classici si è laureato in Filosofia presso l’Università di Roma «La Sapienza».
Insegna filosofia e storia al Liceo.

Ha pubblicato diverse sillogie di poesia: "Le danze dell’anima" , "Il canto del tempo", "Il gioco del cosmo", "Scuola", "Dì d’infinito" e "Vita nuova".

Autore del libro "Viaggio in Grecia" e ultimamente anche di un CD musicale dal titolo "Days of Infinity".

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