Una provvidenza laica sul Colle
(pubblicato su la Repubblica del 30/05/2018)
Non credo che sia mai troppo ringraziare, fino a credere che vi sia, una certa provvidenza laica per cui oggi l’Italia ha al Quirinale il Presidente Mattarella. Il vulnus che Salvini voleva infliggere alle istituzioni repubblicane poteva essere letale per la sussistenza dello stesso stato di diritto in Italia. Quello stato di diritto che è stato pensato nel segno del più calibrato sistema di pesi e contrappesi del potere. Pesi e contrappesi per cui non vi è nessun partito politico o coalizione, anche con il più ampio mandato popolare, che possa presentarsi dal Presidente della Repubblica e consegnargli una lista di ministri preconfezionata sotto cui la più alta carica dello Stato sia chiamata semplicemente ad apporre la sua firma senza esercitare la sua funzione critica come prevede la Costituzione. Una funzione critica che il Presidente ha svolto da Presidente ovvero nel supremo interesse della Nazione: che è quello di non sprofondare, tanto quanto ai singoli quanto al sistema produttivo, nel baratro economico. Qualcuno si ricorda del buon povero Tsipras o degli stessi ricchi Inglesi fuoriuscitisti? Molto si potrebbe argomentare ma chiudiamo con un rilievo a chi, pur essendo con Mattarella, pensa che egli avrebbe dovuto cedere sul pretestuoso raid salviniano per poi lasciar consumare la Lega e i 5S nella chiara disattesa di tutte le promesse irrealizzabili profuse a destra e a manca. A questi obiettori che, pur amici del Presidente, lo incalzano con tali argomenti, ci sentiamo di dire che per fortuna una sorta di provvidenza laica ha voluto che al Quirinale vi sia una delle poche persone in Italia che continua a ragionare con i principi e non con la tattica. La tattica è stata la malattia mortale della sinistra italiana, per fortuna non lo sarà della Repubblica.














