Il sabato di Nuvoli
(pubblicato su”il Riformista” del 31/07/2007)
Caro direttore,
le immagini della televisione hanno permesso uno sguardo discreto nella stanza in cui Giovanni Nuvoli si è dibattuto fra le durezze della sua condizione psico-fisica. Probabilmente, in quelle difficoltà, lo sguardo e l’anima di Nuvoli avranno più volte trovato un segno di conforto nel Crocifisso sulla parete di fronte al suo letto. Ed è facile immaginare come, di fronte a quel Crocifisso, Nuvoli avrà sussurrato più volte: “Ti prego, basta”. Quello che è più difficile immaginare, invece, è che il Figlio di Dio abbia risposto con il tono e le parole di uno qualsiasi fra gli eminenti esponenti della gerarchia cattolica. E’ difficile immaginarlo e piuttosto, sulla via dell’immaginazione, viene da seguire l’intelligenza e il cuore certo più illuminati del più grande poeta cristiano. Quel poeta che, nella sua Commedia, a cui finora nessun concilio ha mai pensato di revocare l’aggettivo di “divina”, collocò sulla porta “di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno” perfino la figura di un suicida, di Catone. E non è che Dante ignorasse la dottrina. Conosceva forse di più di uno qualsiasi fra i moderni prefetti della Congregazione per la Dottrina della Fede le pagine di San Tommaso. Sennonché, nel suo atteggiamento di fronte all’uomo, più in alto si collocavano le parole evangeliche per cui “il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”. Probabilmente le stesse parole che Giovanni Nuvoli avrà ascoltato dal Crocifisso di fronte al suo letto. Le stesse parole e con lo stesso tono: quello della vera pietà cristiana.













