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Home›Res Publica›Il voto siciliano e la notte della Repubblica

Il voto siciliano e la notte della Repubblica

By admin
ottobre 16, 2017
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Arrivano i primi commenti ai risultati delle elezioni regionali siciliane e c’è chi esulta, chi recrimina, qualcuno fa il mea culpa; qualcuno, ormai nello sport più praticato nella ‘sinistra’ italiana, continua a puntare l’indice su Renzi e il PD. Il che può essere pure giusto, ma è assolutamente improduttivo. Lascia il tempo che trova. Che il PD non fosse un partito di sinistra era chiaro quando fu tolta la ‘S’ che appunto voleva dire Sinistra. Mussi si mise a piangere e se ne andò. Intanto la premiata ditta D’Alema, Bertinotti, Veltroni aveva cominciato a radere al suolo tutto quello che poteva essere raso al suolo. Finito il lavoro, dalle ceneri è emerso Renzi, che non è la causa della sconfitta del PD ma l’epilogo scritto nel suo statuto; il frutto di un partito nato morto. In cui l’unico interesse delle persone del gruppo dirigente era quello personale; e infatti in ultimo ha prodotto un partito personale. Ma c’è poco qui da esultare, recriminare, fare il tiro al bersaio con un neonato morto; ovvero: se si vuole guardare al passato lo si può pure fare. Se invece la preoccupazione è per il presente e per il futuro, il dato è uno solo: c’è una crisi di sistema impressionante; non esistono più partiti politici in grado di sostenere le istituzioni repubblicane; l’anticipo della Sicilia è appunto solo un anticipo; lo vedremo alle prossime elezioni politiche. In Sicilia ha votato il 46% dei cittadini; il che significa che chi ha ‘vinto’, Berlusconi, ha vinto con il 38% del 46% dei consensi (cioè il 17,48 per cento dei voti in assoluto sul corpo elettorale); a Ostia, un’area metropolitana non trascurabile, il M5S è passato dal 76% dei consensi al 30%. E anche qui è crollata l’affluenza al voto; è andato al voto solo il 36%del corpo elettorale! In compenso Forza Nuova ha raggiunto il 9% dei consensi. Il pensiero allora va a un precetto spinoziano: «non ridere, non lugere nec detestari sed intelligere». Non ridere, non piangere non disprezzare ma capire. Capire che si sta preparando una catastrofe politica di dimensioni enormi; che non è questo o quel partito che stravince o straperde, vince o perde; le istituzioni stanno venendo giù a pezzi. Non c’è un partito politico, e nemmeno un’alleanza politica, in grado di sostenerle. Del diman … v’è certezza: ci sembra appunto che si prepari una catastrofe, chi vuol essere lieto sia.

PS. Lo si può criticare quanto lo si vuole ma nel referedum del 4 dicembre c’era una ratio che andava oltre Renzi; striminzire le istituzioni, è vero, ma per non farle saltare; adeguarle a questi striminziti ‘partiti politici’. Abbiamo mantenuto le grandi istituzioni dei Padri: la disgrazia è che però essi non hanno figli. Renzi forse era un figliastro. Ma siamo all’Italia di Salvini e di Di Maio; non è più il tempo per natali incerti … l’Italia agli Italiani.

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Chi è Giuseppe Cappello

Giuseppe Cappello è nato a Roma nel 1969.

Dopo gli studi classici si è laureato in Filosofia presso l’Università di Roma «La Sapienza».
Insegna filosofia e storia al Liceo.

Ha pubblicato diverse sillogie di poesia: "Le danze dell’anima" , "Il canto del tempo", "Il gioco del cosmo", "Scuola", "Dì d’infinito" e "Vita nuova".

Autore del libro "Viaggio in Grecia" e ultimamente anche di un CD musicale dal titolo "Days of Infinity".

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