Recensioni Cosmopoliteia

Gli imperativi di un mondo nuovo
di Stefano Cazzato
(pubblicato sul quotidiano Conquiste del Lavoro del 04/09/2026)
Se c’è un legno storto dell’umanità, pensava Kant, è perché bisogna raddrizzarlo per tendere con tutte le proprie forze a quella comunità di individui liberi capaci di vivere in pace sulla base di leggi altrettanto liberamente negoziate.
“Uno stato di diritto si configura come quell’istituzione in cui ogni individuo è libero in quanto deve ubbidire solo a quella legge che egli stesso ha concorso a istituire”.
È il principio del contratto sociale, che tanta fortuna ha avuto sia nell’età moderna che in quella contemporanea, con formulazioni diverse, alcune più restrittive e altre più ottimistiche, tutte riconducibili all’idea di una libertà che per essere salvaguardata deve diventare oggetto di diritto.
A partire da questa premessa giusnaturalistica, ma con una torsione che porta il discorso dalla filosofia politica all’attualità più stringente della guerra e dei sovranismi, lo scrittore e docente Giuseppe Cappello traccia lo scenario di un mondo possibile, e lo fa non solo con gli strumenti della passione e dell’utopia, ma con la robusta e argomentata riflessività del pensiero che attinge, soprattutto, da due grandi classici: Kant e Jonas.
Entrambi i filosofi, come giustamente argomenta l’autore, sono accomunati dall’esigenza di allargare sotto il segno della pace e della libertà l’idea stessa di mondo, il primo pensandolo in senso cosmopolitico e il secondo espandendolo e proiettandolo nel futuro, dalla società dei viventi a chi vivrà.
In Kant c’è l’urgenza di uno sconfinamento geografico che si manifesta attraverso la necessità etica e politica di andare oltre la grettezza degli Stati nazionali, che hanno scelto la guerra come modalità di risoluzione dei conflitti, in Jonas prevale invece l’urgenza di uno sconfinamento temporale che investe la tradizionale responsabilità etica di nuovi doveri non solo nei confronti dell’uomo ma di tutti gli esseri, e non solo nei confronti degli uomini di oggi ma anche degli uomini di domani.
Con una sensibilità tardo-novecentesca, determinata dalle emergenze ambientali di un progresso selvaggio, che il Kant figlio dell’illuminismo non poteva ancora immaginare, Jonas espande ancora di più il cosmo per farlo diventare comprensivo non solo della polis ma anche della physis e delle sue creature.
E “non è un caso che all’art.9 della Costituzione italiana sia stato saggiamente aggiunto il comma per cui la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni e la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.
Lungo la linea dei due celebri imperativi universalistici (quello etico kaniano e quello ecologico jonasiano) questo agile saggio mette a punto una strategia concretamente perseguibile da quegli esseri fallibili, ma fortunatamente anche razionali, che siamo.

La dimora giuridica del mondo
di Stefano Cazzato
(pubblicato sulla rivista Rocca del 01/08/2026
Quando la filosofia immagina un mondo migliore (il che, per fortuna, accade molto spesso) è frequente che la si accusi di essere irenica, visionaria, utopica, fondamentalmente inutile. Esperimenti mentali, sarebbero i ragionamenti dei filosofi, digressioni su mondi possibili, forse stupendi, ma privi di ancoraggio al reale.
Questi fanatici dell’esistente non tengono conto che quella filosofica è, per dirla con un termine francofortese, un’immaginazione produttiva, che vede dentro le possibilità del reale i contorni di un mondo che non c’è ancora, ma un giorno potrebbe esserci.
A partire da questa speranza concreta la filosofia elabora teorie, costruisce progetti, formula visioni del mondo, lavora con la fatica dei concetti e con l’entusiasmo delle passioni dentro le paludi della storia, anticipa un futuro più giusto.
È questa una premessa doverosa per accostarsi ai due filosofi che lo scrittore e docente Giuseppe Cappello ha scelto come modelli di una delle direzioni possibili della storia, non già, come egli stesso afferma, perché un fine della storia sia già scritto ma perché quel fine è il prodotto degli sforzi teoretici e pratici dell’uomo e, più precisamente, di un pensiero che non vuole restare appeso al cielo delle buone intenzioni ma farsi motore di cambiamento, di progresso e di umanità.
Immanuel Kant e Hans Jonas, dunque. L’uno, Kant, il filosofo dell’illuminismo, di un cosmo che sotto la spinta della ragione, della morale e delle leggi comincia a diventare sempre più ampio e meglio regolato per consentire a tutti, dentro e fuori gli Stati nazionali, dignità, diritti, relazioni pacifiche e conviviali, opportunità di vita e di autorealizzazione.
L’altro, Jonas, il filosofo di un cosmo ancora più esteso non solo per l’inevitabile superamento dei confini materiali, ma anche per lo sforamento della dimensione temporale che la filosofia, nella sua forma etica, è in grado di operare investendo di diritti sia gli uomini di oggi che quelli di domani ai quali, come prevede l’imperativo categorico kantiano riformulato ecologicamente da Jonas, dovrebbe essere lasciato in eredità grazie all’impegno responsabile nel presente un mondo degno di essere abitato e vissuto nel futuro.
Con una sensibilità tardo-novecentesca, che Kant poteva presentire ma non sviluppare, il cosmo diventa così comprensivo, suggerisce Cappello, non solo della polis ma anche della physis e delle sue creature. E “non è un caso che all’art.9 della Costituzione italiana sia stato saggiamente aggiunto il comma per cui la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni e la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.
Con competenza, frutto del suo lavoro di docente, ma anche della sua personale e assidua frequentazione dei classici, e con una passione ventennale, declinata in una pubblicistica civile più ampia di quella specificamente filosofica, Cappello inquadra sotto il concetto di Cosmopoliteia la riflessione di Kant e di Jonas, ne mette in luce le convergenze, si sofferma con sguardo storico e proiezione attualizzante sui punti qualificanti delle rispettive concezioni di fronte alla sfide geopolitiche, bioetiche, ambientali del nostro tempo.
Ma fa di più: con una torsione provvidenziale, che porta la filosofia dai libri alla vita, rilegge queste concezioni con rapidi riferimenti alla Costituzione italiana e, più in generale, all’esprit delle Costituzioni democratiche: è in questo spirito che si sedimenta l’ideale regolativo della ragione che “non è una forma astratta di moralismo, ma il principio dinamico attraverso cui l’umanità costruisce la propria dimora giuridica nel mondo”. Una barriera contro la violenza, l’orrore, gli istinti elementari che possono periodicamente riemergere, nonostante i processi di civilizzazione, dal legno storto della nostra umanità.














