L’uomo in Frackia
(pubblicato su il Fatto Quotidiano del 29/12/2012)
Dopo l’entusiasmo con cui ho accolto la costituzione del governo Monti, via via, nel corso dei tredici mesi in cui esso è stato all’opera, ho sempre più dovuto cogliere, di fronte al lavoro del Professore e dei suoi ministri, i frutti della disillusione. Lungo la strada del rigore, di certo necessario per mettere ordine nella malandata situazione finanziaria del nostro Paese, non si è mai potuto cogliere in effetti né la capacità di promuovere delle misure politiche che favorissero la crescita economica, nel segno di vere e coraggiose liberalizzazioni, né, d’altro canto, la preoccupazione di redistribuire il carico dei sacrifici fiscali nel segno di un minimo criterio di equità sociale. A queste obiezioni, di non aver saputo impugnare impavidamente la spada delle liberalizzazioni, quindi di essere stato debole con i forti, e, per altro verso, di non aver altrettanto impavidamente saputo imbracciare lo scudo dell’equità sociale, quindi di essere stato forte con i deboli, si risponde di solito che il deus ex machina chiamato dal Presidente Napolitano non ha avuto la possibilità di agire per i veti incrociati della “strana maggioranza” che lo appoggiava in Parlamento. Questo può essere in parte vero, sennonché l’altra parte della verità è quella per cui il Senatore Monti non è sembrato all’altezza del suo compito, non ha avuto la stoffa per uscire dai panni del ragioniere dello Stato e indossare quelli della vera maestà politica che gravano ormai da sette anni sulle spalle dell’anelante pensionando King George. Dell’inattitudine, non diremo inettitudine, politica di Monti abbiamo la riprova nelle due settimane in cui il senatore a vita, tirato per la giacca da chi lo voleva nell’agone della politica e chi gli consigliava la terzietà, non ha saputo mantenere integra nemmeno la divisa dei miliziani della troika. In una farsa che sta replicando, senza ricevere lo stesso sberleffo mediatico, gli annunci di discesa in campo e di ritirata del Cavaliere di Arcore, il Ragioniere di Bruxelles sta infatti consumando quel prestigio della figura che a tanti Italiani appariva ben più diritta e fiera tra i bottoni del suo euroburocratico frack sempre più in declino fra le goffaggini italiche del Ragionier Fantozzi. Goffaggini almeno consapevoli, visto che, nella decisione, appena orfano dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, l’uomo in Frackia della nuova commedia politica italiana ha pensato bene di ascendere al cielo della politica sotto la ben lieta pastorizia di Santa Romana Ecclesia.











