L’inciucio giallo-verde dell’ozio col negozio
(pubblicato su il Manifesto del 17/05/2018)
Sull’humus politico culturale del nuovo governo Di Maio-Salvini-Berlusconi si può scrivere che esso sia la rappresentazione plastica dell’Italiano contemporaneo: furente moralista, xenofobo e intanto sempre disposto all’imbrogliuccio. Nel merito, quanto alla prospettiva economica e sociale, immaginiamo poi innanzitutto che quello a venire sarà il governo della flat tax e del reddito di cittadinanza. Il Nord ricco e operoso chiede che i profitti delle sue imprese vengano risparmiati dalla contribuzione rispetto al finanziamento di ciò che rimane dello stato sociale; il Sud povero e abbattuto chiede di venire risparmiato a sua volta da una vera e propria fatica imprenditoriale senza essere lasciato morire di fame. La borghesia chiede libertà fiscale per soddisfare i suoi lauti pranzi quotidiani, il nuovo popolo le briciole che dai banchetti di quei pranzi possano tracimare. Lungo un cammino per cui deve sparire quello che a Nord e a Sud è stato sempre vissuto, da prospettive differenti, come un ostacolo: lo Stato. Devono sparire la funzione sociale della proprietà privata e, per altro verso, la stessa dignità dell’antica repubblica fondata sul lavoro. Così come deve sparire la dialettica sociale. Ecco cosa cercano il Nord e il Sud, la borghesia imprenditoriale e il popolo del terzo millennio, al tempo delle durezze della globalizzazione. Cercano la scorciatoia per la ricchezza una, quella per non morire di fame l’altro. Abdicando rispetto ai doveri l’una, e rispetto ai diritti l’altro. Sotto la pietra tombale di ogni prospettiva di mobilità sociale e del suo strumento di realizzazione: la scuola pubblica. Donde verranno infatti prelevate le ricchezze, oltre che dalla sanità pubblica, per finanziare e la flat tax e il reddito di cittadinanza? Bisognerà avere la fortuna di non ammalarsi nel corpo, né ricercare troppo la virtù della salute per l’anima. Cosicché la “Buona scuola” sarà un ricordo pallido di un’età di chiacchiere lì dove, a Nord e a Sud, i giovani, senza distinzioni e privilegi di latitudini, saranno schiacciati rispettivamente su un lavoro sempre più dequalificato e a basso prezzo da una parte e, dall’altra, su una disoccupazione ripagata da quella che diventerà una vera pensione sociale. Pure appendici della tecnologia da una parte, precoci avventori della senilità dall’altra. Questo è il Paese a cui stiamo andando incontro nel segno dell’inciucio giallo-verde dell’ozio col negozio.












