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Home›Res Publica›Sinistra. Take a sad song and make it better

Sinistra. Take a sad song and make it better

By admin
agosto 27, 2018
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In pochi forse oggi si rendono conto, sulla scia dei principi logici e delle loro dinamiche che insegna la filosofia, come in questa dolente fase di transizione, il migliore leader della sinistra sia proprio Matteo Salvini. Più egli, come sta facendo, scava il solco per segnare l’identità di quello che è il suo campo e più distingue e ridefinisce al tempo stesso ciò che vi è al di là di quel solco; più egli dice quali debbano essere i valori del suo popolo e più il bisturi chirurgico dell’abile erista ridesta e ridefinisce le coscienze di coloro che a quel popolo sentono di non appartenere. Certamente questo, per la sinistra, è solo un reinizio; ma un buon reinizio. Poi c’è naturalmente il lavoro che si deve fare in proprio. Innanzitutto dismettere i panni della depressione e riassumere quelli della fierezza. In una foto di un dibattito del PD, alle spalle di Martina, con i caratteri di come una volta si scriveva Unità, si leggeva invece Umiltà. Un errore! Bisogna riprendere la via della fierezza di appartenere a una comunità che nella sua essenza ha gli ideali più alti che l’uomo abbia mai concepito. Quelli della libertà e dell’uguaglianza. E’ vero: questi ideali sono nell’essenza della sinistra ma oggi non contraddistinguono la sua esistenza. Soprattutto quanto alla sinistra politica; perché nella società in molti si muovono per la libertà e per l’uguaglianza. Per l’internazionalismo. L’unica prospettiva di una vera emancipazione dei popoli, a maggior ragione oggi nei tempi della globalizzazione, che non finisca nell’illusione della loro libertà con cui il capitalismo in crisi ha già utilizzato il fascismo. Che, sia chiaro per chi è prigioniero in questo errore di prospettiva: il fascismo è esattamente una fenomenologia del capitalismo dal volto disumano; di quel capitalismo che quando attraversa una delle sue crisi cicliche trascina dalla sua parte gli oppressi negli averi e nelle anime sotto il miraggio del nazionalismo. La banda ossimorica dei rossobruni farebbe bene a capirlo presto questo. Ma di loro poco ci interessa. La Vandea non ha fatto storia e non ne farà nemmeno la Vandea 2.0. Ci interessa invece, come si diceva, della ricostituzione di un’opposizione politica quando il suo segretario che effettivamente ne sta gestendo la transizione, Salvini, dovrà essere ringraziato e congedato. Martina è un bravo ragazzo ma non ha la stoffa si dice; nessuno ha la stoffa, l’esperienza di Renzi deve servire in questo senso, qualora non ci sia una com-unità dialogante di teste pensanti. Bisogna innanzitutto ammainare la bandiera dell’umiltà e riprendere quella della fierezza di cui sopra e del coraggio. Con la consapevolezza socratica che non si dà nessuna virtù, e meno che mai quelle del coraggio e della giustizia, a cui gli uomini possano elevarsi al netto dell’intelligenza e del sapere. E che, in ultimo, non vi è sapere vero a cui gli uomini possano elevarsi in solitudine. Lo scrive perentoriamente e ancora socraticamente Feuerbach: «L’uomo si eleva al concetto, alla ragione in generale, non da solo, ma insieme con l’altro. Due esseri umani occorrono per generare l’uomo, sia quello fisico che quello spirituale: la comunione dell’uomo con l’uomo è il primo principio e il primo criterio della verità e della validità universale». Le idee sono il frutto di un incontro; di una molteplicità che si fa unità. Fuori da ogni retorica questa è la genealogia filosofica di ciò che chiamiamo idea. Grazie al nostro vero segretario di transizione, il buon Matteo Salvini, ci stiamo lentamente rincontrando. Ammainiamo quella scritta e ogni pensiero di Umiltà e ritroviamo la nostra comUnità; la comUnità di chi ha ancora dentro il proprio DNA la spinta propulsiva della Rivoluzione di Luglio; quella Rivoluzione di Luglio che proprio il successivo 26 agosto 1789 mise capo alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. I principi sono chiari e universali (per ogni tempo e ogni luogo; per ogni uomo). Sinistra! Prendiamo questa canzone triste e rendiamola migliore. Ritorniamo, con l’esistenza al recupero dell’essenza, a farla quello che è … la Migliore!

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Chi è Giuseppe Cappello

Giuseppe Cappello è nato a Roma nel 1969.

Dopo gli studi classici si è laureato in Filosofia presso l’Università di Roma «La Sapienza».
Insegna filosofia e storia al Liceo.

Ha pubblicato diverse sillogie di poesia: "Le danze dell’anima" , "Il canto del tempo", "Il gioco del cosmo", "Scuola", "Dì d’infinito" e "Vita nuova".

Autore del libro "Viaggio in Grecia" e ultimamente anche di un CD musicale dal titolo "Days of Infinity".

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