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Home›Res Publica›Lo ius soli e la sociàl paideia

Lo ius soli e la sociàl paideia

By admin
ottobre 16, 2017
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(pubblicato su l’inserto D de ‘la Repubblica’ Settembre 2017)

Ho sempre pensato che più che allo ius soli ci si dovrebbe appellare, in vista dell’ingresso di qualsiasi individuo in una comunità, allo ius mentis. Si entra cioè gradualmente di fatto in una comunità sociale, da quella della famiglia fino a quella dello Stato,  né per un barbarico e fantomatico ius sanguinis né per il tanto oggi evocato ius soli. Perché una qualsiasi comunità si costituisca non è sufficiente né la biologia né ancora la geologia; bisogna che gli individui si incontrino, si scambino sentimenti, idee, e di questo scambio facciano il nutrimento vero dell’appartenenza o, ancora meglio, della coappartenenza.

Qualche giorno fa, il buon papa Francesco ha specificato ancora meglio il termine con cui bisognerebbe parlare del diritto all’appartenenza a una stessa comunità invocando il principio dello ius culturae; meno buoni coloro che subito potrebbero prendere la palla al balzo per risolvere lo ius culturae nello ius culti. Ovvero a risolvere il diritto a crescere il proprio spirito in una comunità, e con questa crescita a legittimare l’appartenenza a tale comunità, con l’istanza della sovrapposizione puntuale di cultura e religione.

Così, a voler andare per la strada del buon Francesco e però dissipare ogni pretestuoso equivoco tra cultura e culto, si potrebbe fare appello al termine inequivoco e originario con cui i Greci indicavano la crescita e l’ingresso di un individuo nella comunità, il termine e il concetto di paideia. Della formazione del giovane nell’anima e nel corpo, nelle letture e nelle conversazioni per la prima e nella ginnastica per il secondo. Si potrebbe parlare allora, ancora meglio, di uno ius scholae, per dissipare anche ogni fraintedimento e confusione fra la cultura come sapere e sentire critico inclusivo di una comunità e la cultura come un ethos identitario ed escludente di un popolo (volk).

Ecco, di qui bisogna ripartire, dal diritto-dovere dell’educazione, a cominciare dagli stessi giovani (e meno giovani!) cosiddetti italiani, per legittimare la propria italianità. Dall’impegno intellettuale e, non meno importante e urgente, fisico, che soli possono conferire a qualsiasi persona quell’unico diritto di appartenenza innanzitutto a se stessa grazie a cui essa, felice, si apre generosamente alla vita e agli altri.  In fondo, infatti, alla radice di qualsiasi appartenenza e coappartenza della «sociàl catena», invocata dal giovane favoloso di Recanati, e che oggi piuttosto vediamo mutuata (per i giovani e i meno giovani) nella catena sòcial, crediamo non vi sia altro che la sociàl paideia (oggi purtroppo sempre più scambiata con la paideia sòcial).

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Chi è Giuseppe Cappello

Giuseppe Cappello è nato a Roma nel 1969.

Dopo gli studi classici si è laureato in Filosofia presso l’Università di Roma «La Sapienza».
Insegna filosofia e storia al Liceo.

Ha pubblicato diverse sillogie di poesia: "Le danze dell’anima" , "Il canto del tempo", "Il gioco del cosmo", "Scuola", "Dì d’infinito" e "Vita nuova".

Autore del libro "Viaggio in Grecia" e ultimamente anche di un CD musicale dal titolo "Days of Infinity".

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