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Home›Res Publica›Scuola fra emozione e ragione (una risposta a Marco Lodoli)

Scuola fra emozione e ragione (una risposta a Marco Lodoli)

By admin
settembre 2, 2011
1923
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(pubblicato su “il Riformista” del 02/09/2011)

Caro direttore,
ho recentemente letto, su “la Repubblica”, l’articolo in cui Marco Lodoli, insegnante e scrittore, ha polemizzato contro la scuola in cui tutto è ridotto a emozione e si stanno perdendo invece i fondamentali dell’impegno, della serietà e della concentrazione. Lodoli scrive che è arrivato a queste conclusioni dopo uno attenta osservazione sul campo. E non vi è dubbio. Probabilmente, però, la “scuola delle emozioni” in cui si perdono le coordinate della didattica ha cominciato a generare una certa inquietudine nell’autore dell’articolo anche sull’onda emotiva della ripulsa per la nuova letteratura televisiva e romanzesca che sta fiorendo sulla scuola. Fiction e best-seller della grande distribuzione, improvvisati da autori improvvisati e sostenuti, più che dal valore e dal sudore, dalle stesse forze che sono dietro alla grande macchina dell’inganno mediatico delle nuove generazioni, devono aver accelerato in Lodoli il senso di repulsione per la “scuola delle emozioni”. E’ una repulsione e una preoccupazione che condivido. Sennonché penso che il “ritorno ai fondamentali” che invoca Lodoli non possa non passare anche esso attraverso il momento dell’emozione; e penso che non si debba contrapporre una scuola della ragione a una scuola dell’emozione. Per diversi motivi: non bisogna, a mio avviso, lasciare il monopolio dell’emozione a chi sfrutta questo potente veicolo comunicativo per mirare alle pance e non alla riflessione; complementarmente, quindi, è un bene che la stessa emozione sia educata nei giovani ad andare verso il pensiero e non verso gli istinti più bassi; infine, ritengo impossibile che qualcosa possa conquistare le nostre menti senza la forza delle emozioni. Più che a una rimozione o a una condanna tout court delle emozioni, dunque, penso a una educazione delle emozioni. E per questo ci vuole molto lavoro, molta dedizione, a volte abnegazione, e una (in)sana emozione. In fondo, lo stesso Lodoli, nel suo articolo richiama al fondamentale della musica come “sintesi di precisione e di sensibilità”. Ecco, non si può lasciare la sensibilità nelle mani di chi la voglia usare per confondere i giovani, per ammaestrarli al caos piuttosto che alla sinfonia. Sarebbe un errore letale innanzitutto, lo ripeto, dal punto di vista didattico ed egemonico. E’ in fondo il più grande maestro dell’Illuminismo europeo, Baruch Spinoza, che ci tiene in questo caso sull’attenti rispetto a una logica della trascendenza fra logos e pathos.  E che ci indica in questo senso la via maestra la dove scrive che “la virtù non può sconfiggere la passione se essa stessa non è al fondo passione della virtù”. Un pensiero sotto cui si può leggere la stessa firma di quello che è stato probabilmente il più grande maestro dell’insegnamento nella cultura occidentale, la firma della filosofia e della stessa vita di Socrate. 

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Chi è Giuseppe Cappello

Giuseppe Cappello è nato a Roma nel 1969.

Dopo gli studi classici si è laureato in Filosofia presso l’Università di Roma «La Sapienza».
Insegna filosofia e storia al Liceo.

Ha pubblicato diverse sillogie di poesia: "Le danze dell’anima" , "Il canto del tempo", "Il gioco del cosmo", "Scuola", "Dì d’infinito" e "Vita nuova".

Autore del libro "Viaggio in Grecia" e ultimamente anche di un CD musicale dal titolo "Days of Infinity".

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